Lettere

Dove sei Dio?

Caro Dio,
non sono solita pregare, quindi mi rivolgerò a te in una forma un po’ inusuale a cui forse non sei abituato e, mentre ti scrivo, più forte potrai udire il rumore dei miei pensieri. Da molto tempo mi sto interrogando, Ti sto cercando.

Mi hanno detto che sei in ogni luogo, nella bellezza di un prato stellato, nell’eco del vento, nei colori di un fiore, nella profondità del mare, nell’azzurrità del cielo. Mi hanno detto che Tu sei amore e gioia. Eppure molte sono le cose del mondo in cui non vi è splendore alcuno, ma solo tanto dolore e sofferenza.

Vi sono reparti di ospedale dove molti sono i morti. Forse sei in quei bianchi sudari che avvolgono di pietà quei poveri corpi, lasciati ancora al loro “numero” mentre i compagni di stanza consumano il loro pasto? No, lì non ci sei, nemmeno alla parete, seppure gli ammalati ti reclamino. Sono io a donare loro il tuo simbolo, la Croce, che essi tengono ben stretta negli ultimi attimi prima dell’incoscienza.
Negli hospice c’è cura e attenzione per la morte e le persone vengono condotte, accompagnate a Te, in quell’ultimo viaggio, avvolte da vero amore. Lì si trova il conforto dell’ultimo respiro: la dignità è preservata. Un luogo in cui riluce la falce, avida della carne, eppure si percepisce l’immensità respirando il vero senso della vita. E’ forse lì che ti posso incontrare?

Non Ti ho visto nei campi di battaglia, dove i rombi dei tuoni han sostituito la danza delle spade e si perpetua il rito del sibilo del verme infetto che penetra d’odio il sangue dei fratelli e fa sgorgare fiotti di rugiada dai massacri. Mi dicono che questo succede a causa degli uomini e che tu non ne hai colpa. Tu che hai sacrificato l’unico Tuo figlio per redimere il genere umano. E mi chiedo: che ne è stato di quel sacrificio, a cosa è valso? Per sancire la sconfitta della morte con la Resurrezione? Siamo dunque succubi dei Giuda di turno che si alternano al potere il cui loro credo è consacrato all’egoismo e al dio denaro?

M’interrogo sulla tua esistenza quando vedo l’infanzia derubata (molti sono i bimbi a cui è sottratta la fanciullezza) o quando vedo aguzzini che non fermano la loro mano di violenza contro le donne. Soffro nel vedere angeli che nascono già amputati del loro diritto a una vita dignitosa e decorosa e continua il mio cercarTi fra i tanti orrori altri che il mondo conosce. Dove sei?

Grande è l’affanno per questa volontà di comprensione, un continuo spendere parole razionali senza alcun significato per ciò a cui il mio animo anela. Così i miei passi si muovono fra la folla, riconoscendo i fardelli di pensieri che gravano sulle spalle della gente. Molti sono gli sguardi ricolmi d’opaca bruma che obnubila la mente, rivestendo il cuore d’indifferenza, spolpando i buoni sentimenti. M’incammino verso casa passando attraverso un parco cittadino, in mano i sacchetti della spesa. Mi siedo su una panchina, rumoreggiano ancor di più i miei pensieri, li ascolto, penso. Scorgo il volto d’un anziano che a me s’avvicina, lo riconosco per il suo approvvigionarsi d’alimenti nei cassonetti d’immondizia. Il mio sguardo incrocia il suo, amichevolmente lo saluto, m’alzo prendendo le borse e mi ritrovo ad agganciarle al manubrio della sua trasandata bicicletta. Lui mi guarda incredulo, stando immobile e io riprendo il mio cammino senza proferir parola, comprendendo ormai quanto, talvolta, possa essere privo di senso il parlare. Dopo pochissimi attimi sento un gran scampanellare e vedo un volto su cui è dipinto un radioso sorriso che fa splendere ciò che dell’avorio è rimasto e una mano tesa con una piccola margherita di campo offerta a me.

Nel momento stesso che Ti sto scrivendo, sono arrivata alla comprensione di quali bellezze mi parlavano, quelle dove Tu risiedi, perché, in fin dei conti, è in quel prato che Ti ho trovato, l’eco del vento era un grazie appena sussurrato, il fiore era la margherita, la profondità del mare e l’azzurrità del cielo erano gli occhi di quell’uomo che brillavano come stelle, il dono è stato un gesto d’amore che ha suscitato una gioia incontenibile.

Alla fine realizzo che non servono le parole per potertTi trovare, ma una sincera riflessione nel silenzio del cuore che possa tramutarsi in un gesto d’amore.

RingraziandoTI per avermi prestato ascolto e avermi fatto comprendere, colgo l’occasione per porgerti un affettuoso saluto ( … e forse mi esisti davvero!)
Raggioluminoso

 

 

Cara Raggioluminoso,

conosco il tuo arrovellarti per comprendere cosa sia la poesia e sono conscia dei tuoi sforzi per capire se ciò che scrivi possa definirsi tale. E’ difficile dare una definizione univoca, tanto che ogni poeta ha dato una sua interpretazione per questa forma d’arte.
Quello che mi sentirei di dire è che essa è luce, è consapevolezza che fluisce nei pensieri, una corrente turbolenta che esonda gli argini di un comune sentire. E’ un quadro dipinto con i colori delle emozioni posti in righe orizzontali, ben organizzate nello spazio d’un foglio. E’ un giocare con le parole atto a trasferire un preciso significato per veicolare un messaggio. E’ la sinfonia del cuore, la melodia del moto dell’anima. E’ una pietanza che delizia il palato mentale del possibile fruitore.
Penso che la componente più importante sia il “gusto” evocato in chi assapora i versi.
Parlando di arte culinaria, – le ricette dei paesi stranieri sono sempre adattate al gusto della nazione che le “ospita”. Hai mai mangiato un piatto di pastasciutta all’estero o la salsa di ceci in India? Tutto diverso. Hai mai visto qualche esposizione di arte laotiana in Italia? Certo che no, non incontrerebbe il nostro apprezzamento. La poesia applica un meccanismo diverso in riferimento all’”adattamento”. La poesia è una forma d’arte particolare, soprattutto quella ermetica. Essa viene scritta una volta dal poeta e n. volte dal lettore, perché chi legge la interpreta a modo suo, in base allo stato d’animo del momento e non è detto che collimi con l’idea che voleva veicolare l’autore.

Ritengo che così come si sceglie un ristorante, allo stesso modo si scelgaono i musei, i libri da leggere, le opere teatrali, i film. Alla fine, ne deduco quanto il tutto sia molto soggettivo.

Non riesco a spiegarmi come mai molti artisti abbiano avuto successo solo dopo la morte (forse è la vita terrena che li rendeva “mentalmente non commestibili” riscattandosi dall’altra parte del creato?) e nemmeno comprendo perché alcune “prime” siano state dapprima stroncate, per poi esser decretate capolavori.
O erano stolti i primi fruitori o sciocchi i secondi, qualcosa comunque non mi quadra.

Della pittura mi piacciono soprattutto Marco Ricci, con il tratteggio dei suoi capricci,  Caravaggio per la plasticità delle sue figure. Musicalmente adoro i concerti barocchi di Albinoni e Vivaldi per la sua Follia. Adoro leggere di emozioni che saltino addosso al lettore per farsi coccolare e certo non mi piacciono gli scritti in cui tutto è portato all’esasperazione. So bene la scena dell’Ulisse in cui Joyce descrive il “catarro verde e la sputacchiera” essere considerata come una delle pagine  letterarie di più alto livello del ‘900 – a me invece nausea e disgusta, così come la maggior parte della letteratura degli autori tedeschi fra le due guerre. Le mie scelte sono determinate da ciò che piace a me e non è detto che altri condividano i miei gusti. In un mondo sopraffatto da egoismo, preferisco la trasmissione di messaggi d’armonia, amore e solidarietà, senza dimenticare coloro che, per esprimere valori di libertà, sono stati “banditi dalla terra” – o esiliati o uccisi. Forse non godevano di grande gradimento da parte di taluni? – In questo caso trattasi di “altro tipo di gusto”.

Ribadisco quindi, quanto tutto sia alquanto soggettivo, e rimango ancora a chiedermi come possa aiutarti a definire la poesia e come possa dire se ciò che scrivi lo sia. Forse, alla fine, fai bene a definire i tuoi scritti: bisticci di parole, ma se esse possono suscitare un po’ di gioia nel cuore di chi soffre, penso che nemmeno dovresti porti il problema di capire cosa sia la poesia.

Con affetto
Flox (un semplice fiore che indica complicità e intesa)

3 risposte a Lettere

  1. katia ha detto:

    Cara Flox, vorrei qui lasciarti un messaggio ma tutto quello che ti volevo dire è già stato espresso per cui è inutile ripetere le stesse cose. Ho visitato altre pagine del tuo sito e letto l’intervista…un’analisi molto accurata della società odierna che altri pensatori molto prima di noi avevano già fatto (Hannah Arendt per esempio) e mi trovo sulla tua lunghezza d’onda. Non chiederti cos’è la poesia ( viene tanto in mente Montale: Non chiederci la parola…), scrivi come ti detta il cuore, così come anch’io faccio: sentimenti, amicizia, dolore, paura, cronaca..tutto contribuisce a rendere quello che componiamo una poesia..egoisticamente? scrivo principalmente per me e non mi curo se agli altri piace o meno quello che scrivo, l’importante è l’aver tradotto in parole quello che in quel momento avvertivo nel cuore. E’ vero che non sempre sono soddisfatta del..risultato ma talvolta le parole trovo che siano state dette ridette, scritte e trascritte che non è facile trovare termini adatti a quello che la mente ci suggerisce..ma forse mi sono dilungata troppo mia cara Flox. un abbraccio con tutto il mio affetto.

  2. Rosemary3 ha detto:

    Ho davvero letto con estremo interesse le tue lettere, Flox: sono uniche e particolari…
    Ros

  3. jalesh ha detto:

    Letto tutto rifletto molto su ambedue le lettere…indubbiamente più sulla prima……sei fantastica mia cara.

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