Racconti

Il nodo di Tyrone

In una radura, ai piedi della montagna, bambini vocianti si rincorrevano. Uno di essi, Giuseppe…PATAPUMF… cadde in mezzo al trifoglio.
Di lui si potevano scorgere solo gli occhioni che affioravano da quel verde implorando aiuto. Prontamente, accorse Giulio e dopo averlo consolato si accorse di qualcosa che affiorava dal terreno. I due amici chiamarono a raccolta gli altri bimbi. Decisero di portare il “trofeo” a nonno Gigi. Lui si che non si stancava mai di raccontare storie. Arrivati alla sua abitazione i bambini si arrampicarono uno sull’altro “Si!” urlò uno di essi “C’è! C’è!”.
Gigi era proprio là, sulla sua poltrona rosso-bordeaux che, sebbene rotta era la sua preferita. Lo chiamarono a gran voce. Faticosamente arrivò alla porta ed aprì. L’orda di cuccioli umani quasi lo travolse e subito si ritrovò tra le mani quello strano oggetto. Lo guardò stupito ed incredulo al tempo stesso: era proprio il nodo di Tyrone… I bambini erano impazienti e lui incominciò a narrare:

“Era la stagione dei mesi luminosi e fremevano i preparativi per la festa di Beltane (in onore di Bel, dio della Luce) che si sarebbe consumata la notte che precedeva l’alba del 1° maggio. I bambini dei vici attigui erano particolarmente attratti dalle decorazioni curvilinee che venivano eseguite su quei corpi dalla muscolatura possente e che erano preludio di guerre feroci. Il buio del giorno tanto atteso arrivò, il cielo era denso e compatto come il velluto. Thor, signore del fulmine, batteva il suo martello in onore di Tornis, dio del Tuono. Tutto era pronto per cercare di indirizzare benevolmente Wyrd (il fato).
Ai lati di un sentiero scosceso, un serpente di fuoco formato da feaugh (falò), alimentato da lunghe pertiche imbevute di resine ed erbe aromatiche, saliva i fianchi della montagna sino alla vetta ed illuminava il sacro percorso. L’aria era permeata da un odore dolciastro. Il clamore delle genti radunatesi era assordante.
D’un tratto il silenzio. La cerimonia stava per iniziare. Dal fitto del bosco apparve un uomo imponente. Nei suoi occhi il verde rigoglioso della natura. Ostentava grandi baffi che ne coprivano l’intera bocca, la barba esaltava la rotondità delle guance. Nella mano destra portava un falco blu di dimensione straordinaria. L’importanza dell’apparizione era confermata anche dal lungo mantello che ricopriva il suo corpo. Era Lughiniram, sacerdote rappresentante di Lugh – dio della Guerra. Si fermò davanti alla quercia ove già bramiva Kernoss (il cervo) – signore della solitudine. La musica soave di zufoli, arpe, zampogne lasciò ben presto posto al suono assordante di tamburi, lir e carnix (trombe lunghe). Lughiniram fece levare in volo il falco. I fulmini solcarono il cielo e i boati dei tuoni sembravano scuotere la montagna. All’improvviso, alla base della quercia, si aprì un varco che sprofondava nelle viscere della terra ed apparvero una volpe e due marmotte. A mano, a mano che esse avanzavano verso il sacerdote con solenne armonia, trasmettevano un’immagine di grazia ed eleganza. Per loro cominciò una strana trasformazione: cadde la pelliccia e fra i bagliori dei feaugh e dei lampi davanti ad occhi increduli vi erano ora tre fanciulle. La prima aveva un passo più deciso delle altre, fianchi larghi, fronte spaziosa era Allerim, sacerdotessa di Tuatha de Dannan – la dea madre. Le altre due erano le sue ancelle: Xela, la preferita, possedeva una grazia diafana e il suo viso era dolce e luminoso e Haras che aveva gli occhi del colore delle acque.
Lughiniram richiamò a sè il falco e diede inizio alle celebrazioni. Vennero riaperte le buche fatte nel terreno per poter arrostire i maiali la cui carne era ormai cotta e piano, piano, i bacili finemente lavorati si svuotarono del loro contenuto: idromele e korma (una specie di birra). Profumi piacevo-lissimi, suoni soavi, balli festosi – come la giga e la danza del fiume rallegravano tutti nel profondo. Lughiniram non aveva occhi che per Allerim,
la sua voce allegra e la risata pronta lo affascinavano. L’amava da sempre e ne era ricambiato. Mai nottata era trascorsa con più allegria e spensieratezza. Il sacerdote d’un tratto, divenne triste: era l’alba, i raggi del sole squarciavano le nuvole.
Era giunto il momento di gettare le offerte nelle viscere della terra. Forse non sarebbero bastate nemmeno questa volta. E così fu, infatti, sul volto stupendo di Allerim incominciarono a scorrere lacrime che erano il preludio alla sua trasformazione. Lughiniram non era riuscito a salvare dall’incantesimo la dolce sacerdotessa. Il loro amore li aveva condannati poichè Ailaf – strega del sottobosco – cupa e malvagia, dall’aspetto ancora più orribile a causa della sua cattiveria, aveva maledetto la soave Allerim che sarebbe diventata una volpe e avrebbe vissuto nelle viscere della terra. Solo una volta all’anno le sarebbe stato concesso di riprendere sembianze umane. Sorte non tanto diversa subirono le sue ancelle. Per mantenere il sortilegio, Ailaf fece un patto con Madre Terra: gli uomini avrebbero dovuto ripagarla con offerte per il male che le infliggevano distruggendo la sua natura rigogliosa. In realtà Ailaf stessa, distruggeva quanto più poteva: se Lughiniram non voleva essere suo, non doveva essere nemmeno di Allerim.
La festa si interruppe bruscamente, non più musiche, canti, balli: nessun rumore. Il silenzio era totale. La volpe e le marmotte sparirono all’interno dell’apertura da cui erano uscite ed essa si richiuse alle loro spalle. Un urlo sovrumano uscì dalla gola di Lughiniram prima che si dileguasse nel bosco. Mai avrebbe potuto comprendere o accettare quanto di malefico aveva fatto Ailaf.”

Nonno Gigi aveva finito il suo racconto ma i bambini, continuavano a restare con il naso in su ed erano ancora in trepida attesa. Egli riprese a parlare: “Ailaf morì, ma il suo scempio verso la natura, venne perpetuato dalle civiltà che seguirono. Solo quando tutti noi saremo più rispettosi verso Madre Terra, non vedremo più la volpe rossa che si aggira disperata tutte le notti che precedono il 1° maggio in cerca del sua amato Lughiniram.
L’oggetto che avete ritrovato è il nodo di Tyrone: queste linee che si intrecciano e si separano rappresentano il Wyrd dei due giovani amanti spetta ora a noi renderlo benevolo e far in modo che Lughiniram ed Allerim si possano ritrovare e rimanere uniti per l’eternità”.

 

Una risposta a Racconti

  1. Rosemary3 ha detto:

    Ed anche questa una stupenda pagina in prosa…
    Ros

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